"Ragusano
D.O.P.",
prodotto in
conformità ai requisiti richiesti dal marchio D.O.P.,
riconosciuto tipico dal D.P.R. n. 1269 del 30 ottobre 1955,
successivamente con decreto del 2 maggio 1995 è stato riconosciuto
D.O. ed infine con Regolamento CEE n. 1263 dell'1 luglio 1996
ha beneficiato della denominazione di origine protetta (DOP).
Il riconoscimento ufficiale prevede la denominazione di "Ragusano"
perdendo quella storica "Caciocavallo".
"Cosacavaddu
Rausanu",
prodotto liberamente
con tecniche tradizionali, secondo la ricetta tradizionale:
il latte di una o due mungiture coagula in una tina di legno
a 34°C con caglio in pasta di agnello e/o capretto. La cagliata
viene rotta con la "rotula" e si fa spurgare in fiscelle poste
su un tavoliere di legno, "mastredda", dopo circa due ore viene
cotta con la scotta a 80°C per circa 105'. Trascorso questo
tempo la cagliata viene estratta con le mani e posta nella mastredda
a maturare fino al giorno successivo. Prima della filatura la
cagliata viene tagliata a fette e posta nello "staccio" e con
l'ausilio di un bastone di legno "manovella" e di aggiunta di
acqua calda viene lavorata con le mani. La sfera di pasta, ben
chiusa dalle mani esperte del casaro, viene deposta nella "mastredda"
di legno dove acquisirà la storica forma a parallelepipedo.
Il giorno dopo viene immerso in salamoia; In salamoia satura
per circa 24 ore per un periodo variabile secondo il peso della
forma;
Caratteristiche
comuni
E' un formaggio
a pasta filata fatto con latte di vacca e utilizzando per caglio
la pasta di agnello e/o capretto;
Il caciocavallo
assume una forma a parallelepipedo con angoli smussati. La crosta
liscia, sottile e compatta di colore giallo dorato o paglierino
che diventa più scuro con l'avanzare della stagionatura; viene
cappata con olio di oliva. La pasta è di colore giallo paglierino,
compatta. Il sapore è decisamente gradevole, dolce, delicato
poco piccante nei primi mesi di stagionatura; tendente al piccante
con l'avanzare della stagionatura. Pesa variabile da 10 a 16
Kg.
L'alimentazione
prevalente delle vacche sono i pascoli naturali dell'altopiano
ibleo, ricchi di essenze spontanee, e i pascoli coltivati con
integrazione in stalla di foraggi e concentrati in quantità
variabile rispetto alla stagione foraggera.
L'area di produzione
racchiude l'intero territorio della provincia di Ragusa ed i
comuni di Noto, Palazzolo Acreide e Rosolini in provincia di
Siracusa.
Attrezzature
storiche per la lavorazione del formaggio
Tina di legno,
bastone di legno "rotula", contenitore di rame stagnato di varie
dimensioni "iaruozzu", contenitore di legno "pisaquagniu" (pesa
caglio), contenitore in creta per conservare il caglio "quagnialuoru",
contenitore di legno per la formatura dei formaggi "mastredda",
piccolo tino di legno o rame stagnato per filare "staccio",
bastone di legno "manovella", materiale in legno per dare forma
al formaggio "muolitu", tavolette di legno "cugni", formetta
di legno per la marchiatura "marchiu". Vasche di cemento per
la salamoia. Fuoco diretto legna-gas.
La
stagionatura
Vengono detti
"maizzè", locali freschi, umidi e ventilati a volte "interrati",
si riscontrano inoltre cantine e grotte naturali con pareti
geologiacamente naturali dove i formaggi a coppia vengono appesi
a "cavallo" di una trave di legno legati con funi di "liama"
o corde di "cannu", di "zammarra" o di cotone. Si riscontrano
inoltre impalcature, scaffali ed attrezzi in legno o altro materiale
vegetale per la pulizia e la manipolazione del formaggio durante
la maturazione e stagionatura.